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IX
Mattino d' aprile.
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Era un dì di festa de 'l vérdeggiante aprile,
e per il ciel sereno, mite splendeva il sole,
erravan ne la calma e fresca aura gentile,
i canti de gli augelli e gl' inni e le carole.
Splendeva mite il sole su la collina in fiore,
spargendo vivi raggi tra li alberi novelli,
e da le fresche erbette veniva un molle odore,
e per la verde china scorrevano i ruscelli.
La donna mia passava: ne' sereni occhi puri,
di vaga gioventù splendevale il sorriso:
a 'l suo passar chinavansi gli alberi maturi,
ed un soave olezzo mandavanle su 'l viso.
La folta e bionda chioma il sole le inondava,
baciavate le gote vivide, fresche e belle:
ella di fiori un serto, lieta in man recava,
intrecciandolo con dita bianche, agili e snelle.
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